Alla resa dei conti? Eh che Fini farà?
Non si può dire che non se le mandino a… dire.
Probabilmente nessun avversario politico, Idv a parte, ha mai ardito valicare certi confini di opposizione “dura e pura”. Tra Finiani e Berluscones c’è ormai un quotidiano sollazzo di contumelie e di reciproche accuse che, davvero, non ha eguali nella recente storia della cosiddetta seconda repubblica. Accuse e denunce cui, un terzo incomodo,  Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla presidenza del consiglio, nonché battitore “libero” nell’ormai pascolo brado del Partito delle Libertà, nel suo blog dà spazio in una specie di canto-rap che fa il giro del Web e delle redazioni. Nella rubrica punture di zanzara così recita:
Nel pdl è scoppiata una Granata

come Lupi, i berluscones azzannano i finiani
ma un Bocchino al mattino e comincia il Buongiorno
mentre gli altri stanno lì, con le facce un pò Verdini
a osservare i colleghi che fan gioco, tipo battaglia navale
“P3: colpito e affondato!”, esclamano a gran (porta)voce
“Ma è un imbroglio o è un Briguglio?” Non ci si racCapezzone più’
“No, non è un imbroglio, sono solo giochi, giochi eccelsi, giochi Fini”
Al di là dell'incerto valore letterario, inferiore persino alle liriche bondiane, resta tutta intera la consapevolezza che il segno della totale disistima tra i protagonisti, sia stato abbondantemente superato.
In un partito, in qualsiasi partito democratico, possono e, vivaddio, debbono poter coesistere sensibilità, idee ed anime diverse, all’interno di un comune sentire di valori e progetto politico. Il problema si pone quando la convivenza è fatta all’interno di un “non-partito”. Inutile andarci per il sottile, la grande ammucchiata del cosiddetto PDL (con la pantomima di un congresso unico appena nel marzo dello scorso anno) è stata la logica conclusione di un percorso politico che ha sempre manifestato l’intenzione di cancellare le esperienze collettive e democratiche; i partiti così come li abbiamo conosciuti in questi ultimi 150 anni.
Sintomatico che nessuno, nemmeno il premier di cotanto progetto, se la senta di scomodare i probiviri del partito, per sanzionare il nemico interno. “Da quando è nato non mi risulta che ci siano state denunce ai Probiviri – afferma il presidente del collegio dei probiviri del Pdl, il filosofo Vittorio Mathieu - anche su Granata al momento non mi risultano e noi non possiamo muoverci d'ufficio, bensì solo su sollecitazione scritta di un associato. E poi ci hanno tolto il segretario, che teneva i contatti con me e gli altri 8 membri”.
Insomma nonostante questo bailamme e le continue reciproche denunce, mai questo cosiddetto organismo dei probiviri è stato chiamato a dirimere i contrasti. Per il semplice fatto che i probiviri, così come tutti gli altri “istituti” democratici di partito, sono un semplice ornamento, un orpello intorno all’unico “deus ex machina” che deve pensare a far andare la barca del partito-persona, con gli appena 638 milioni di euro incassati (come forza italia) dal ’94 ad oggi e i preventivati ulteriori 600 milioni per questa legislatura. E sì, perché nel partito delle libertà, ognuno (Fi ed AN) incassa per sé e quindi, probabilmente, è anche a fronte dei circa 430 milioni di euro (tra percepito e nuova legislatura) a disposizione di AN che viene complicato sbarazzarsi dell’ingombro di Fini e delle sue idee. Insomma l’antipartitismo di berlusconi si scioglie, come d’incanto, di fronte agli oltre duemila e trecento miliardi di vecchie lire incassate per il funzionamento di un partito che non c’è, neppure quando gli farebbe comodo, che dipende, in tutto e per tutto da lui e sopravvive solo perché “meno male che silvio c’è”.
Adesso, stando ai rumors delle quotidiane news telematiche, saremmo arrivati alla resa dei conti.
Il satrapo del “ghe pensi mi” sarebbe pronto a espellere il presidente della Camera, accusato di lesa maestà, l’indigesto ed “irriconoscente” Gianfranco Fini.
Ma non sa in che modo e con quali strumenti “democratici” di partito.
Alla fine lo farà, anche perché la fantasia e l’arroganza non gli fanno difetto.
Ma, forse, a differenza di Tino Scotti e del suo  confetto Falqui, per i suoi desiderata non tutto è così semplice. Perché la politica non è come l’intestino, “non basta la parola”.
Simplicio